Pompe aspira fango: un classico errore

Pompe in parallelo

Una delle pratiche che si trova frequentemente negli impianti di disidratazione fanghi, è quello di utilizzare due pompe aspira fango in parallelo per l’alimentazione del filtropressa.

La descrizione “in parallelo” a dire il vero non è neanche del tutto corretta in quanto le pompe non si trovano a funzionare assieme, ma semplicemente alimentano in sequenza il filtropressa.

Cosa vuol dire? Semplicemente che è prevista – di solito – una pompa a centrifuga per il riempimento ed una pompa (solitamente in questo caso volumetrica) per la fase finale della filtrazione.

Questo perché, come abbiamo visto, si segue la richiesta del filtro durante la fase di filtrazione ed anche perché le pompe centrifughe sono adatte nella fase iniziale in cui serve una portata alta, ma a bassi di valori di pressione.

Quando poi le pompe centrifughe non riescono a raggiungere la pressione necessaria per finire la filtrazione, viene fatta partire la pompa volumetrica che tipicamente eroga una pressione più alta ed un più basso valore di portata.

In questo modo è possibile quindi condurre la fase di filtrazione sia nella fase di riempimento che in quella finale.

Il problema è che però bisogna gestire due pompe, con conseguente aggravio in costi di ciò che comporta gestire due macchine al posto di una.

Pompe a portata variabile

Con le pompe a pistone a portata variabile di Autemi, è possibile rimediare a questa scelta ed utilizzare solamente una pompa che si occupa sia della fase di riempimento che di quella finale di aumento della pressione.

Le pompe aspira fango a pistone a comando idraulico infatti sanno adattarsi alla richiesta del filtropressa e riescono ad erogare la portata massima nella fase di riempimento ed una volta raggiunto un certo valore di pressione di taglio, riescono ad abbassare la portata ed a continuare la fase di aumento di pressione, in modo da contenere l’assorbimento energetico (regolazione a potenza costante).

Così facendo ho un contenimento energetico e non sono costretto ad installare e gestire due pompe quando posso installarne comodamente solamente una.

Sbagliare la scelta della pompa aspira fanghi

Uno degli altri errori che spesso commettono alcuni impiantisti o chi installa un filtropressa a piastre nel proprio stabilimento, è sbagliare la scelta della pompa o, ancora peggio, optare per una scelta di una pompa aspira fango economica o poco adatta perchè il budget a disposizione è rimasto rosicato dalla installazione del filtropressa.

E’ uso comune infatti pensare che la bontà del processo di filtrazione dipenda solamente dalla filtropressa, e che la pompa non contribuisca molto a questa fase.

Nulla di più sbagliato: la pompa di alimentazione gioca un ruolo cruciale nella filtrazione, talvolta anche in misura maggiore del filtropressa.

E’ facile pensare come poi, la pompa abbia un ruolo cardine nel processo di filtrazione: infatti se si rompe una tela o se per caso qualche funzione automatica non è più rispondente, riesco comunque a portare a termine la filtrazione o a fare qualche altro ciclo di emergenza. Se la pompa invece è fuori uso, non esiste metodo per riuscire a fare la filtrazione.

Il ruolo cruciale della pompa aspira fanghi

Questo spiega anche perché in un impianto di serie A, esistono sempre due pompe aspira fango in parallelo (una di scorta all’altra) proprio per ovviare a questo problema o per fare manutenzione preventiva.

Idealizzando al massimo, un filtropressa altro non è che un telaio con un cilindro idraulico che tiene in pressione una serie di elementi filtranti (piastre e tele). Fine.

Poi è possibile avere più o meno optional a seconda del grado di automatismo richiesto.

In realtà nessuno considera che è la pompa quella che convoglia all’interno il liquido che deve essere pressato all’interno del filtropressa, per cui ne è la responsabile di come avviene la fase di riempimento.

Quindi qui entrano almeno due fattori, ovvero dimensionamento corretto e la gestione della pompa.

Pressione massima raggiungibile

Innanzitutto, la pompa deve avere la capacità di ottenere un panello solido sufficientemente compatto e disidratato, e questo può voler dire che la pressione di alimentazione del fango deve raggiungere certi valori di pressione, per cui ci sono casi in cui possono bastare 6 bar, ma ci sono anche casi in cui si arriva a 12-14 bar.

E la differenza in termini di compattezza del panello – e quindi in relazione al grado di secco – la paghi a fine anno quando si fanno i conti delle spese di smaltimento.

Altra questione è quella della portata: non posso mandare tutta la portata che desidero alla filtropressa, perché le tele si intaserebbero, avrei una resistenza di ingresso che si tradurrebbe come una lettura errata della pressione di alimentazione della pompa e sarebbe molto difficile gestire il ciclo di filtrazione, in quanto la portata della pompa deve essere adeguata a ciò che il filtropressa mi consente di ricevere.

Poi si arriva al tema della gestione.

Abbiamo già spiegato come è corretto gestire la pompa di alimentazione, soprattutto volumetrica, durante il riempimento del filtropressa per conferirgli la coppia di valori pressione/portata più adatta al caso.

E’ importante infatti evitare cicli di filtrazione discontinui o pulsanti, perché non aiuta ad ottenere compattezza nel panello di scarico.

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