FILTROPRESSA A PIASTRE

Una macchina – Molte applicazioni 

LA MIGLIOR SOLUZIONE PER LA SEPARAZIONE SOLIDO – LIQUIDO

La filtropressa a piastre è il sistema di disidratazione che garantisce la massima efficienza in termini di separazione solido-liquido unitamente a basse potenze installate, bassissimi costi di manutenzione e di esercizio.

SEMPLICE NON VUOL DIRE BANALE

Le fitropresse Autemi trovano impiego in svariati settori industriali, come il settore delle acque reflue, degli inerti, l’industria chimica, galvanica, conceria e molte altre applicazioni.

Sebbene il principio che sta alla base del funzionamento della filtropressa sia sempre lo stesso, quelle che variano sono le caratteristiche in termini di optional e funzionalità, componentistica installata, materiali, dispositivi di sicurezza, automatismi e personalizzazioni.

E’ infatti necessario conoscere il campo di applicazione, le caratteristiche del fluido da trattare, le esigenze del cliente in termini di grado di automatismo atteso, performances attese ed una attenta analisi di tutti i fattori che concorrono alla definizione della macchina.

Diffida sempre da chi ti offre una soluzione standard a basso costo, perchè stai mettendo a rischio l’efficenza del tuo impianto!

PIANO TRANSIZIONE 4.0: RISPARMIA IL 50% DEL COSTO

E’ stato finalmente approvato il protocollo “Transizione 4.0”.

I beni materiali che rientrano nel protocollo 4.0 danno la possibilità di usufruire di un credito di imposta del 50%

Potrai recuperare il 50% del costo del filtropressa!

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UNA GAMMA COMPLETA A TUA DISPOSIZIONE

Autemi offre ai propri clienti una gamma di versioni, optional e combinazioni davvero unica sul mercato!

Dalla componentistica installata, alle combinazioni di materiale, passando per i gradi di automatismo e per gli innumerevoli optional disponibili, possiamo affrontare tutte le sfide che ci vengono proposte.

Se sei gia un utente esperto, potrai accedere alla pagina con tutti i modelli e versioni della gamma dove vengono analizzati i vari optional, a cosa servono ed il motivo per il quale dovresti conoscerli.

Se invece non sei un utente esperto e vuoi approfondire le nozioni basilari prima di richiedere una offerta mirata al tuo caso specifico, ti consiglio di continuare a leggere questa pagina.

Oppure, anche se sei un utente esperto puoi continuare a leggere per rafforzare le tue conoscenze e scoprire tutti i particolari che gli altri costruttori non ti dicono.

Passeremo in rassegna tutte le principali caratteristiche delle filtropresse, gli errori più comuni che devi evitare di commettere e quello che devi sapere per massimizzare l’investimento del tuo impianto.

LA FILTROPRESSA E’ UN INVESTIMENTO, NON UNA SPESA!

La filtropressa è il metodo migliore per la disidratazione dei fanghi

Esattamente come in tutti gli investimenti il parametro che devi considerare maggiormente è appunto il ritorno che avrai durante l’utilizzo. Non devi guardare in assoluto solo il prezzo in quanto gli investimenti vanno misurati nell’ottica del medio/lungo periodo

Se quindi il tuo focus è solo sul basso prezzo stai commettendo un errore iniziale che in realtà potrebbe costarti di più.

Quello che devi considerare sono le modalità di funzionamento del tuo impianto e le condizioni di utilizzo della tua macchina. Non cadere nella trappola di chi ti offre soluzioni standard volte a mostrarti solamente il prezzo più basso.

Voglio farti un esempio: molte volte sono andato personalmente in cantiere presso dei miei clienti per valutare la sostituzione del loro vecchio filtropressa a piastre con uno nuovo, e quello  che ho visto è stato disarmante. E’ chiaro che quando ti trovi a dover competere nel prezzo con una macchina ridotta all’osso la battaglia diventa difficile, ma quello che vorrei far capire è: “dov’è il vantaggio?”. 

La filtropressa è il metodo migliore per la disidratazione dei fanghi

Tornando sempre al nostro esempio, un filtropressa che viene accoppiato ad una pompa che al massimo riesce ad arrivare a 5/6 bar, pensi che possa avere le stesse performances di un filtropressa che nasce per poter resistere ad una pressione di 16 bar? Io credo che questa domanda sia in realtà retorica, ma il punto è: il risparmio che ha avuto il potenziale cliente nell’acquistare una macchina a bassa pressione, è stato realmente un risparmio? Quanti soldi in più sono stati spesi durante la vita utile della macchina per smaltire un fango che poteva avere un tenore di secco di vari punti percentuali ben maggiore? Quanto vale un punto percentuale di solido secco in più con la tua portata di fango che devi smaltire periodicamente?

Ti chiedo questo perchè potrei raccontarti la storia di un mio cliente che solo cambiando la pompa di alimentazione ha avuto un ritorno dell’investimento in 3 mesi!!

Se vuoi conoscere i numeri del tuo impianto e fare un bilancio economico per valutare il ritorno dal tuo investimento, ti invito a scaricare in maniera totalmente gratuita il nostro file excel di valutazione comparativa.

LA FILTRAZIONE NON E’ UNA SCIENZA ESATTA!

Riagganciandoci al discorso alta pressione/bassa pressione, la domanda è: come faccio a sapere a che pressione si filtra il fango?

La risposta è molto semplice: facendo una prova sperimentale!

Penso che converrai con me nell’affermare che non c’è bisogno di essere un tecnico per capire che una macchina che resiste ad una pressione di 6 bar costa sicuramente meno di una macchina che resiste fino a 15 bar! Di sicuro la spinta è più del doppio nell’ultimo caso. E’ ovvio che ci sia una differenza di prezzo.

Ma quindi perchè dovrei fare una prova sperimentale?

Per capire come si filtra il fango, quali sono le grandezze importanti durante la fase di filtrazioni e come posso designare la macchina attorno a questa prova.

Il test viene condotto su un filtropressa pilota che altro non è che un vero e proprio filtropressa in miniatura che serve per testare il comportamento che avrà la macchina industriale: non è quindi un test che non ha nulla a che fare con le reali condizioni di esercizio, ma simula appunto quello che avverrà in realtà.

Una volta che abbiamo eseguito il test di laboratorio, capiamo a che pressione è sufficiente andare, che tipo di tela dobbiamo usare, quanto dura la fase di filtrazione e come possiamo massimizzare il dimensionamento della filtopressa.

Capiamo inoltre se servono degli optional aggiuntivi, che sicuramente costano di più ma che mi possono portare un vantaggio considerevole!

Ad esempio potrei scoprire che con un piccolo optional in più aumento di 1 o 2 punti percentuali il tenore di secco ed aiuta notevolmente il distacco della torta residua.

Questo può cambiare notevolmente il dimensionamento della macchina in favore del cliente!

UNA PROVA DI FILTRAZIONE PUO’ FARTI RISPARMIARE TANTISSIMO!

Se ancora non credi che una prova di laboratorio condotta sul tuo fango o sul tuo liquido da filtrare possa avere un impatto importantissimo sul dimensionamento finale della tua macchina, voglio portarti un esempio concreto in modo che si possa capire l’influenza dei parametri che è possibile verificare tramite il test.

Qui sotto sono riportate 2 differenti prove di laboratorio su due liquidi tra loro diversi:

Eseguire una prova di filtrazione è il modo migliore per permetterti di dimensionare la macchina corretta per la tua applicazione.

Non serve essere un tecnico o un esperto per leggere un grafico di questo tipo. Si può infatti vedere subito che per filtrare il primo prodotto abbiamo impiegato circa 8 minuti, per filtrare il secondo prodotto ne sono serviti quasi 45 di minuti.

Pensa che ci sono dei fanghi che filtrano in 3 o 4 ore perché sono particolarmente difficile da trattare.

Ovviamente questo significa che ci può essere una grande disproporzione di risultati tra i vari prodotti, per cui si possono ottenere dei risultati completamente diversi tra un fluido e l’altro.

“QUANTO DURA UNA FILTRATA?”: UNA DOMANDA SBAGLIATA!

Proprio per il motivo che la filtrazione dipende dal tipo di fluido e di fango che si va a trattare, la domanda che mi sento fare moltissime vole “Ma quanto ci vuole a filtrare questa quantità di fango?” è una domanda sbagliata.

Diciamo che manca una parte. La domanda corretta sarebbe: “Quanto dura un ciclo di filtrazione con questo tipo di fango?”.

Ha tutto un altro suono, non credi?  

Tornando quindi all’esempio precedente, per trattare un certa quantità di fluido, in un caso impieghiamo circa 45 minuti, mentre nell’altro caso impieghiamo meno di 10 minuti. Il che tradotto in altri termini significa che a parità di quantità di fluido da trattare, in un caso la filtropressa necessiterà di un certo volume, mentre con l’altro fluido la filtropressa avrà un volume quasi 5 volte superiore.

Ecco perché è meglio scoprire questi dati subito: per massimizzare il valore del tuo investimento. diversamente potrei scoprire ad acquisto effettuato, di avere scelto una macchina troppo grande o troppo piccola quando ormai è tardi.

E QUINDI NEL MIO CASO?

A seconda del tuo campo di applicazione, del tipo di fluido da trattare, della disponibilità dell’operatore, del grado di automatismo scelto ti prepareremo una offerta economica mirata alle tue specifiche esigenze.

Perché la macchina che va in una industria farmaceutica non è la stessa che va in una conceria: cambia l’ambiente, cambiano i materiali, cambiano i fluidi da trattare, gli optional, ecc.

Ci sono campi di applicazione in cui servono filtropresse completamente schermate e chiuse, altri in cui la filtropressa deve essere facilmente accessibile dall’operatore. Altri casi in cui a causa del fluido che si tratta è richiesto un ricoprimento integrale in acciaio Inox, oppure altre volte ancora serve il polipropilene. 

Può essere necessario disporre di un impianto automatico di lavaggio delle tele ad alta pressione o in aggiunta a questo può servire un lavaggio acido per eliminare le incrostazioni: tutto viene fatto attorno alle tue necessità.

Avendo a disposizione tutti i dati corretti, i test di laboratorio in cui si vede la durata del ciclo di filtrazione, il secco che è possibile ottenere si può procedere al dimensionamento della macchina ed alla quantificazione economica.

In tal modo è possibile calcolare il ritorno del tuo investimento con più precisione.

E SE NON E’ POSSIBILE ESEGUIRE LE PROVE DI LABORATORIO?

In tutti gli altri casi ci si affida alle casistiche simili ed alla esperienza nel settore, facendo varie ipotesi sul comportamento del fluido.

SI CHIAMA FILTROPRESSA, MA IN REALTA’ NON PRESSA!

“Ma come?” – immagino che tu stia pensando questo. E allora perchè mai si chiama cosi?

In realtà, anche se prima non lo sapevi, il filtropressa non pressa il fango.

E’ la pompa che fa tutto il lavoro sporco!

Esattamente: il filtropressa mantiene premute le piastre intanto che la pompa invia all’interno delle camere filtranti il liquido (o fango) da filtrare.

Proprio così, in molti pensano ch la pompa serva solamente per trasferire inizalmente il fango all’interno del filtropressa il quale in seguito pressa meccanicamente ciò che è contenuto al suo interno. Nulla di più sbagliato: è la pompa (e come viene gestita) che in realtà è responsabile della corretta filtrazione.

SPENDO NELLA FILTROPRESSA MA RISPARMIO NELLA POMPA!

Ora che hai capito come funziona un impianto di disidratazione fanghi ed hai colto l’importanza della pompa di alimentazione, mi raccomando di non commettere l’errore della maggior parte degli utilizzatori o degli installatori: non andare al risparmio con la pompa di alimentazione!

La scelta della corretta pompa di alimentazione per la filtropressa è di importanza cruciale: se la pompa è troppo piccola non sfrutti tutte le potenzialità del filtropressa e rischi solamente di sporcare le tele; se la pompa è troppo grande, stai dando una portata superiore alla richiesta del filtro e rischi solamente di intasare le tele.

 

La pompa deve essere centrata in riferimento alle caratteristiche del fango, alle caratteristiche della tela e soprattutto deve essere gestita in maniera corretta!

Per gestione si intende il modo in cui viene gestita la portata durante le diverse fasi della filtrazione e come viene gestita la fase finale della filtrazione.

 

Se ti capita di:

-avere una filtrazione lunghissima (superiore alle 4 o 5 ore) anche se non stai eseguendo una operazione di brillantatura

-sentire degli attacca/stacca della pompa molto frequenti

-avere prolungati periodi di inattività della pompa durante la fase finale di filtrazione

allora probabilmente stai gestendo male la logica di funzionamento della pompa oppure hai scelto una pompa della dimensione non corretta (solitament troppo piccola).

PRETENDI UNA MACCHINA ROBUSTA!

Questa affermazione potrebbe sembrare banale, ma se col senno di poi guardiamo ad alcune scelte che sono state fatte, sembra essere più che opportuno ribadire questo concetto: quando acquisti un bene strumentale – come il filtropressa – che per lo più si trova ad over operare in ambienti pesanti (heavy-duty), il prezzo non è di certo il primo parametro che devi considerare.

E’ più opportuno concentrarsi su altri fattori, come ad esempio: la robustezza del telaio, la qualità dei materiali a contatto con le parti bagnate, la qualità delle piastre filtranti, le protezioni di sicurezza, l’interfaccia uomo-macchina (HMI), ecc…

Pretendi sempre i certificati dei materiali, i report di verniciatura.

Inoltre, non fermarti a questo: guarda sempre che i cablaggi pneumatici ed elettrici siano fatti a regola d’arte, al riparo il più possibile dagli agenti esterni. Inoltre, visto che le macchine devono essere utilizzate dal personale, pretendi che l’interfaccia di comando sia semplice ed intuitiva (siamo nel 2020!).

Se non ti ho convinto abbastanza, dai una occhiata a cosa può succedere al tuo filtropressa se non presti attenzione a questi parametri: benvenuto nella galleria degli orrori!

E ADESSO CHE PASSI SEGUIRE?

Ora che hai compreso quali sono i passi da rispettare per dimensionare correttamente un sistema di disidratazione mediante filtropressa, i servizi che Autemi s.r.l mette a disposizione per te sono molteplici:

 

-Esecuzione di analisi di laboratorio personalizzata mirata a capire la filtrabilità del tuo prodotto e dimensionamento di una macchina per le tue esigenze

 

-Configurazione della macchina che più si adatta alle caratteristiche del tuo prodotto ed alle tue necessità in termini di grado di automatismo, quantità di prodotto da smaltire, risultati attesi in termini di ritorno economico, ecc.

 

-Valutazione preliminare di tutte le varianti a disposizione, optional e versioni più adatte per risolvere il problema specifico.

 

-Possibilità di fornire oltre alla macchina, impianti pilota in scala ridotta per poter testare il processo prima di passare alla scala industriale

Visto che sei arrivato fin qui nella lettura, vogliamo premiare il tuo impegno!

Potrai scaricare GRATIS il nostro e-book sul funzionamento e sulla scelta corretta dei filtropressa a piastre.

Ecco quello che imparerai scaricando questa preziosa guida:

 

-COME funziona un impianto di disidratazione costituito da un filtropressa a piastre.

-COSA devo considerare quando installo una filtropressa e quali possono essere le criticità ed i punti di forza durante il funzionamento dell’impianto

-QUANDO è necessario prevedere una certa tipologia di funzione accessorie e quando posso farne tranquillamente a meno

-PERCHE’ è necessario adottare alcuni accorgimenti durante l’installazione e perchè è un errore utilizzare quel modello di filtropressa in quel tipo di impianto o processo.

PIANO TRANSIZIONE 4.0: RISPARMIA IL 50% DEL COSTO

E’ stato finalmente approvato il protocollo “Transizione 4.0”.

I beni materiali che rientrano nel protocollo 4.0 danno la possibilità di usufruire di un credito di imposta del 50%

Potrai recuperare il 50% del costo del filtropressa!

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